Ci sono grotte come queste in molti posti nel mondo, sono grotte naturali modellate dalla neve che si scioglie e dall’acqua che scava le fessure. Gli antichi utilizzavano queste grotte naturali come templi rituali per il culto alla Dea Madre a causa della loro forma che richiama il luogo del concepimento.

Ma ad un certo momento della storia, i culti maschili hanno preso il sopravvento. A quel punto, le grotte dell’utero iniziarono ad essere utilizzate nel culto del sole. Furono così modellate dagli esseri umani per garantire che il Sole potesse penetrare all’interno della grotta.

La Grotta dell’Utero, conosciuta anche come “Cave Vulva” o The Womb, rappresenta una fessura orizzontale naturale nella roccia che ricorda una vulva. Si trova nei pressi del paese di Nenkovo, nella regione di Kardzhali in Bulgaria. L’area dove sorge la città di Kardzhali è abitata fin dal neolitico e durante gli scavi sono stati trovati molti reperti ora esposti nel museo storico.

La Grotta dell’Utero, scoperta nel 2011 dallo speleologo Mincho Gumarov, è un luogo molto particolare perché è stata parzialmente modellata dall’attività umana, cioè è in parte artificiale. Gli scienziati hanno dimostrato che inizialmente la cavità carsica era profonda solo 16 m e la mano umana l’ha prolungata e scolpita sotto forma di grembo di donna, le cui pareti sono costantemente bagnate dall’acqua che filtra dalle pareti e scorre lungo le mura della grotta. Nell’estremità meridionale interna della grotta è stato poi scolpito un altare, alto 1,3 m, che simboleggia l’utero, che conduce ad una caverna profonda 22 metri e larga 25.

 

 

È stata studiata dall’archeologo Prof. Nikolay Ovcharov e dalla sua equipe, che l’ha datata all’XI-X secolo a.C. L’altezza dell’ingresso è di 3 m, la larghezza di 2,5 m. All’interno si può vedere una fessura deliberatamente tagliato nel soffitto della grotta, attraverso la quale ogni giorno alle 12 un raggio di sole arriva, passa per la fessura, e viene proiettato sul pavimento per alcuni minuti, un fallo solare dalla forma perfetta, che gradualmente aumenta e si precipita verso l’altare-utero.

Tuttavia, solo in un certo periodo dell’anno, esattamente tra Gennaio e Febbraio, quando il sole è basso a nord, il raggio di sole con il passare dei minuti, penetra sempre più all’interno della grotta e “il pene solare” si allunga tanto da raggiungere l’altare, che rappresenta l’utero e simbolicamente “lo  feconda”. Vogliamo pensare ad un caso, o l’orientamento della grotta e la fessura sono state attentamente studiate per segnare il momento in cui la luce del sole attraversa il pozzo (o alcune sue parti) illuminandolo in maniera quantomeno “particolare”.

 

Per questo motivo la Grotta è considerata una complessa struttura astronomica e viene associata a strutture simili, come Newgrange in Irlanda o Stonehenge in Gran Bretagna, dove un raggio di sole entra filtrando attraverso delle pietre per illuminarne, in uno specifico giorno dell’anno, un punto preciso. Ciò richiedeuna precisa conoscenza del moto degli astri. Senza ombra di dubbio questi edifici furono realizzati obbedendo ad un progetto con caratteristiche di base unitarie.

Concludendo

Quando ho scoperto questa grotta, mi si è parata davanti la possibilità di una ancor più interessante “interpretazione” di quello che ho raccontato nel mio libro La Dea che creò l’uomo.

Fino ad ora, avendole visto in giro per il mondo, le grotte mi sono sembrate i luoghi scelti, dai così detti uomini delle caverne, per le loro cerimonie e ritualità proprio perché ricordavano il ventre, l’utero, la vagina della terra della Grande Madre. Ma ora, scoprendo che addirittura si costruiva, certamente sfruttando la natura, l’immagine della grotta a simbolo di fertilità, tutto sembra ancora più voluto è progettato. Mi viene da pensare al più tardo pozzo di Santa Cristina in Sardegna, una costruzione incredibile che conserva nelle sue caratteristiche un rito antichissimo che si presenta di notte con la luna piena ogni 18 mesi e forse uno un pochino più recente, “la fecondazione dell’utero” con i  raggi solari… ovunque la “storia” si ripete!!

Semplice casualità, o un particolare progetto che contraddistinse tutta l’architettura luminosa, capace di concretizzare un’immagine e veicolarla in uno specifico modo?! Certo è che: 

  • Agli Equinozi, intorno alle ore 11:00 durante l’equinozio di primavera o alle ore 12:00 all’equinozio di autunno per effetto dell’ora legale, il sole illumina il pozzo accarezzando poco alla volta i gradini, fino ad arrivare all’interno dell’utero, dove c’è l’acqua, “fecondandola”, in questa occasione è possibile ammirare il fenomeno dell’ombra capovolta: la persona che scenderà la scala vedrà la propria ombra capovolta comparirgli davanti per effetto della riflessione.
  • Ma il pozzo di Santa Cristina presenta almeno un’altra particolarità legata ai cicli celestiOgni diciotto anni e sei mesi, la luna piena (che si trova in quel momento alla sua maggiore altezza) splende attraverso l’apertura del pozzo, illuminandolo completamente e riflettendosi sull’acqua.

Entrata triangolare con scalinata che scende nel pozzo, la luce della luna ogni 18 mesi penetra dal buco posto in alto nel tholos e si rispecchia nell’acqua.

Pozzo di Santa Cristina (Oristano) Magie di Pietra e luce 

        

Fenomeno dell’ombra capovolta

 

La preistoria va ripensata e rivista, l’immagine del primitivo coperto di pelli che si aggira selvaggio e inconsapevole non mi ha mai convinta.

La preistoria va riscritta e con lei il culto più arcaico: quello della Dea Madre!

Per vedere i filmati e la presentazione del libro vai su

https://ladea.nomadizziamoci.it

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